Amore 3.0

Amore 3.0

Il titolo scelto: “Amore 3.0” è nato dopo aver incrociato una riflessione proposta da san Tommaso D’Aquino sulle virtù: «La Carità è la forma di tutte le virtù, perché è la virtù che dà vita e significato a tutte le altre» (Summa Theologica, II-II, q. 23, a. 8). Quindi, nel titolo troviamo il tentativo di descrivere le tre fondamentali direzioni dell’amore: fede, speranza e carità. Il “3.0”. È un semplice riferimento al concetto di versione, come se l’amore avesse diverse versioni e la “3.0” fosse la più completa e avanzata. È un modo semplice, una scelta editoriale fondata sul fatto che le tre virtù animano e caratterizzano l’agire morale del cristiano: «Sono infuse da Dio nell’anima dei fedeli per renderli capaci di agire quali suoi figli e meritare la vita eterna. Sono il pegno della presenza e dell’azione dello Spirito Santo nelle facoltà dell’essere umano» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1813). Nella loro unità indivisibile, san Paolo le presenta nell’epistola ai Tessalonicesi: «Siamo continuamente memori davanti a Dio e Padre del vostro impegno nella fede. Della vostra operosità nella carità. Della vostra costante speranza nel Signore nostro Gesù Cristo» (1Ts 1,3). Si tratta di tre atteggiamenti molto importanti e sempre collegati tra loro, perché sono propri del cristiano. Il discepolo di Cristo si qualifica anche per la sua “prudenza”, “giustizia”, “fortezza” e “temperanza” in quanto crescono sul terreno della fede, della speranza e della carità. Questa triade, forma la risposta al Dio trinitario che si rivela in Cristo Gesù. Si tratta quindi di virtù legate alla Rivelazione. Senza di essa, non avrebbe senso la fede, che è il sì a Dio che si rivela; non avrebbe senso la speranza che si appoggia alle promesse di Dio sulla vita eterna; né avrebbe possibilità alcuna di esistere la carità, che significa amare come Dio stesso ama. Esse poggiano sull’amore di Dio, si aggrappano alla manifestazione del suo amore per l’uomo in Gesù Cristo. Ecco perché sono chiamate “teologali o divine”, perché, è Dio stesso a renderle possibili, nel donare a noi la capacità di credere, sperare ed amare. Mentre per disposizioni umane particolari, potremmo anche essere: forti, giusti, prudenti, temperanti, non lo siamo di: credere, sperare ed amare, se Dio non prendesse l’iniziativa gratuita e libera di infonderci queste virtù. Un giorno, un anziano monaco disse a un giovane novizio: «Figlio mio, la fede è come una candela che illumina il cammino, la speranza è come l'olio che alimenta la fiamma, e la carità è come il fuoco che brucia e riscalda il cuore». La fede è la virtù che permette di credere in Dio e di affidare la nostra vita a Lui. L’autore della lettera agli Ebrei afferma: «la Fede è la sostanza delle cose che si sperano, l'evidenza delle cose che non si vedono» (Eb 11,1). Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma che la fede è «l'inizio della vita eterna» (CCC, 1814). La speranza è la virtù che ci permette di aspettare con fiducia la realizzazione delle promesse di Dio. San Paolo: afferma: «La speranza non delude» (Rm 5,5), perché è stato infuso in noi lo Spirito Santo, che rende certa la sua stessa presenza nel cuore umano. Il Catechismo ci incoraggia a credere che la speranza è «l'ancora dell'anima» (CCC, 1818), e la carità è la virtù che ci permette di amare Dio e il prossimo. Gesù afferma nel quarto Vangelo: «Questo è il comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amati» (Gv 13,34). È un imperativo. È lui il motivo dell’amore vicendevole. E il Catechismo sulla Carità afferma che essa è: «Il vincolo della perfezione» (CCC, 1827). Tutti conosciamo l’assioma del Santo di Ippona, che amava dire: «Ama e fa' ciò che vuoi» (Epistolam Ioannis ad Parthos, 7,8). Questo significa che se amiamo veramente Dio e il prossimo, non faremo mai nulla che sia contrario alla sua volontà. Un giorno, un uomo chiese a Madre Teresa di Calcutta: «Come posso aiutare i poveri?». Madre Teresa rispose: «Non aiutare i poveri, ama i poveri. Se ami, troverai sempre un modo per aiutare». Affidiamo ancora a san Paolo la citazione che racchiude tutto il significato dell’esperienza delle virtù: «L'amore è paziente, l'amore è benigno, non è invidioso, non si vanta, non si gonfia, non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non si adira, non imputa il male, non si rallegra dell'ingiustizia, ma si rallegra della verità» (1Cor 13,4-6).

di Carmela Romano

Puoi approfondire il tema con il testo di Giuseppe D’Amore, Le tre virtù teologali, cliccando qui