Gesù, il cardiochirurgo dei cuori affranti

Gesù, il cardiochirurgo dei cuori affranti

Mai come in questo nostro tempo di grandi sfide, il perdono ha bisogno di assumere una forma precisa, quella di una scelta libera e consapevole. Non si può attendere che una ferita spirituale, una mancanza di rispetto, un’offesa del tutto gratuita, possano guarire da sole, per poi esser disponibili a donare il perdono e ad accettarlo. Si tratta di attuare una scelta rivoluzionaria. Spesso capita di incontrare persone che dichiarano con franchezza di non essere capaci di perdonare. In molti casi non perdonano neppure se stessi per delle ferite ricevute e permesse. Benedetto XVI afferma: «Dio non si stanca di perdonare, siamo noi che ci stanchiamo di chiedere perdono» (Messaggio per la Quaresima del 2013). Questa espressione del pontefice morto nel 2022, ci riporta alla profondità dell’esperienza cristiana, che continuamente ci viene incontro. Ci ricorda che attraverso il sacramento della riconciliazione avviene già una grande operazione di guarigione. Il sacramento opera di per sé. Per mezzo suo passa e arrivano a noi il perdono e la pace. Quando questo non accade è perché non permettiamo alla grazia divina di muoversi in noi. Ci portiamo dietro quella situazione e lasciamo che ci leghi al pessimismo, alla frustrazione, fino a provocare in noi la depressione. Diversi sono i pensieri che formuliamo in quelle situazioni, per esempio: «Non merito il perdono, perché non sono degno dell’amore di Dio; trovo persino inutile pregare perché merito i castighi di Dio». Il frutto di questo modo di pensare è il senso di colpa. A questo punto serve un aiuto. Qualcuno che ci dia una mano perché si possa alzare il nostro sguardo e lo spinga sino a Dio, il quale, continuamente è dalla nostra parte. Ci dona il suo perdono, offrendoci un’esperienza della sua misericordia. Lo Spirito Santo convince in quanto al peccato (cf. Gv 16,8), ma lui è anche l’avvocato e difende noi dalle accuse del maligno: «Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica» (Rm 8,33). I Padri della Chiesa, come Agostino, dicono che il cuore umano è un “abisso” (Confessioni, IV,14) che solo Dio può riempire. Il Catechismo lo ribadisce: «Gesù è venuto a guarire il cuore dell’uomo, ferito dal peccato» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1846). Se il cuore umano condanna, bisogna ricordare che «Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa» (1Gv 3,20b). E ancora: «Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno come lana» (Is 1,18b). Nella preghiera, il cuore si apre come un libro, e inizia un tempo nuovo, in cui si sperimenta come Gesù non giudica, introducendoci in un’esperienza di profonda guarigione. Non dice: «Sii felice e basta», ma afferma: «Io sono con te» (Mt 28,20). E in quel “con te” c’è la gioia che non passa, perché è “frutto dello Spirito” (cf. Gal 5,22). E, c’è di più: la guarigione del cuore è anche un invito a lasciarsi amare. Gesù guarisce il cuore per renderlo capace di amare come lui ama. E allora, il cuore guarito diventa una sorgente: sgorga compassione, perdono, misericordia. Il cuore di Gesù è contagioso: se lo lasci avvicinare, ti rende come lui. È solo il primo passo: fermati un momento. Respira. Dì a Gesù: «Prendi il mio cuore, non solo è ferito, ora è anche appesantito». Una volta, una giovane donna aveva un grosso problema, non era riuscita a perdonare suo padre, da una forma di violenza psicologica subita quando era ancora piccola. Ora, suo padre stava per morire. La giovane si fece coraggio, invocò l’aiuto di Gesù e perdonò il suo papà. Aveva appena parafrasato: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi ristorerò» (Mt 11,28). La Scrittura ci rivela che Gesù è il Medico dei cuori (cf. Sal 147,3; Is 61,1). È possibile vivere questa l’esperienza di abbracciare in tempo i nostri fratelli, esattamente come fece la ragazza che ha permesso al suo papà di chiederle scusa per il male che le aveva fatto. Può accadere anche a noi, come a lei, di fortificarci e di iniziare ad essere sereni, come mai prima. Possiamo riuscire anche noi a ricostruire i nostri rapporti con gli altri basandoli sul principio che con Gesù è facile perdonare, perché lui rimane il cardiochirurgo dei cuori affranti.

di Carmela Romano

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