La “presa” che salva

La “presa” che salva

L’aneddoto è reale. Siamo in un pomeriggio di un’estate di qualche anno fa, a un ritiro improvvisato, in un convento arroccato fra i boschi lucani. Niente wi-fi, acqua a orari fissi, e noi — dieci ospiti fuori programma — a girare nella piccola Cappella, mentre il caldo lasciava il posto a un freddo proveniente dalla pietra con cui il convento era stato creato. Il cappellano che avevamo dinanzi spostò un cero, indicò di guardare il crocifisso di legno scuro: il corpo scavato a coltello, alcuni chiodi neri e grandi conficcati da mani contadini, sembrava venirci incontro, e chiederci con tono sicuro: «Vi sembra la fine? È l’unica presa che tiene quando cadi nel fiume della vita e smetti di dibatterti». Fummo tutti come attratti e coinvolti in un profondo silenzio. Poi, il cappellano prese la parola, quasi dando conseguenzialità a quelle intuizioni spirituali vissute in silenzio da ciascuno di noi: «Noi scappiamo dalle ferite; lui ci parla da dentro una delle sue». Uno dei ragazzi presenti, quasi urlò: «Ma che consolazione è mai questa?». Lui riprese a parlare con tono pacato e con un sorriso reale: «Oggi nessuna. Domani ti salva la vita». Niente lectio, niente ore di preghiere ma solo cera, grandi chiodi e dell’intonaco. Quella frase è rimasta appiccicata alla carne degli ascoltatori, mentre lentamente, si è creata una piccola fuga sottopelle, con direzione: cuore. Cristo crocifisso non è un emblema da lisciare. Egli è la potenza del Padre che agisce quando la mia si spegne. L’apostolo Paolo cerca e impiega le parole giuste — e non sono accomodanti. Scrive che il “discorso della croce” suona come follia a chi conta successi (cf. 1Cor 1,18), e subito capovolge il tavolo: proprio lì, in quel fallimento visibile, Dio esibisce la forza che salva. San Tommaso D’Aquino contemplando il mistero grande della crocifissione riconobbe che: «Questa verità che cioè Cristo è morto per noi, è però così ardua che la nostra intelligenza fatica a capirla» (Commento al Simbolo degli Apostoli), e solo la grazia divina può introdurci nel cuore di quest’esperienza. Solo nell’accogliere il dono ricevuto possiamo scorgere come questa potenza che ci raggiunge non è una forza che schiaccia, ma quella che si fa carico. A tutto questo, ancora l’apostolo Paolo ci viene incontro: Cristo crocifisso è “potenza e sapienza” (cf. 1Cor 1,24). Sapienza strana, però, potrebbe pensare qualcuno: essa, non risolve i problemi con un trucco; li attraversa. Per Paolo la croce è un cambio di metro: il mondo misura con scala e trofei, Dio con la riconsegna a sé stessi in una dinamica di perdono. Ecco perché l’Apostolo può dire di conoscere solo «Gesù Cristo e questi crocifisso» (1Cor 2,2): non perché ignori altro, ma perché lì, in quello sguardo ha visto il punto in cui l’amore smette di predicare e si lascia inchiodare. Ci troviamo collocati esattamente nel cuore dell’annuncio cristiano: Cristo è morto, ed è risorto. Si tratta di un’esperienza nuova e inattesa per i discepoli e per l’umanità. È per noi, la sua morte. Resta per noi anche la sua resurrezione. Tocca entrare nel Mistero, con profonda umiltà. Adorare la croce e lasciarsi accompagnare per sperimentare che tutta la vita è esperienza spirituale che introduce all’incontro reale con Dio. Quando rileggo l’annuncio della morte di Gesù, mi torna alla mente l’aneddoto vissuto nel monastero: la presa che tiene nel fiume è quella mano bucata che non stringe per dominare, ma resta aperta perché io smetta di fingermi salvagente. Mettiamo in rilievo in questa breve riflessione come la Chiesa, con il Concilio di Trento, abbia ribadito come il tema della “giustificazione” non sia da sottovalutare nel cammino di conversione, esso non è un punteggio che acquisiamo con le nostre forze, ma resta un dono reale che proviene dalla Grazia che si comunica sempre agli uomini, a partire dai sacramenti — cioè dal corpo di Cristo dato. La Vita nello Spirito, dono scaturito dalla crocifissione e resurrezione, non è un mood; non contiene slogan da imparare a memoria, è smettere, piuttosto, di reggere la scena e ricevere un amore che non chiede curriculum. La croce scandalizza ancora: denuncia la nostra fuga dal dolore, ma apre spazio, attiva processi. Chi si lascia raggiungere, cammina diversamente: leggero, non perché il peso sparisce, ma perché la presa — quella che Paolo chiama potenza —è affidabile. È a portata di mano, è gratuita ed è eterna.

Carmela Romano

Per approfondire il tema, puoi acquistare il testo di Angelo Barra, Cristo crocifisso è risorto. Potenza del Padre, Vita nello Spirito, cliccando qui