Una spiritualità per l’anima inquieta del nostro tempo
Il cuore inquieto dell’uomo del nostro tempo è alla forte ricerca di una spiritualità adeguata ai suoi interrogativi profondi. Il Magistero di papa Leone introduce il tema, sempre attuale, affermando l’amore come cura, l’unità come vocazione, la spiritualità come risposta alla crisi dell’umano (cf. discorso in Sala Paolo VI, 13 Maggio 2025).
Si tratta di rivolgere un reale appello all’anima del nostro tempo. In un mondo che ha imparato a funzionare senza Dio ma che non ha smesso di cercarlo, diventa necessario attenzionare l’umano. Bisogna individuare il metodo per nulla banale perché si possa assicurare un’esperienza significativa di Dio. Impiegare atteggiamenti inclusivi, biblici, profondamente spirituali e ispirati, conoscere il pensiero cristiano, approfondendo le ragioni della sua presenza nella storia, per esempio. Leone XIV suggerisce la tenerezza come terapia sociale. Un’esperienza del sacro come dimensione antropologica e culturale. Un sacro che chiede un’esperienza incarnata, bella, fresca, che abbia un linguaggio comprensibile e che sia capace di fare spazio e di “attivare processi” (papa Francesco, alla Curia Romana, 21 Dicembre 2019). Che non divida, ma accompagni, confermi, consoli e che sia capace di ricucire ferite vecchie e nuove, che promuova una umanità capace di promuovere vie nuove. Percorsi che non avvengono in grossi eventi ma in piccoli cenacoli, gruppi e comunità di persone che si propongono di vivere relazioni fraterne con la riscoperta di doni e carismi che la grazia divina è pronta a rivelare a quanti si propongono di scoprire il valore esistenziale del vuoto che molti vivono fuori dai confini della sacramentalità. Una presenza, una luce che scaldi, parole che riportino a Dio nello splendore della sua potenza divina.
di Carmela Romano
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